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Convegno dell’ANUAC a Bolzano

L’ANUAC è l’Associazione Nazionale Universitaria degli Antropologi Culturali, e ogni due anni si riunisce con i suoi membri più eminenti in un convegno che, affrontando una tematica ogni volta diversa, cerca di fare il punto sugli ultimi orientamenti dell’antropologia.

Per il 2015 la sede che si è scelta per la conferenza biennale è stata l’Università di Bolzano, visto che tutto l’Alto Adige è un territorio che ha da sempre offerto molti interessanti spunti per l’indagine antropologica. La conferenza si è svolta tra il 5 e l’8 novembre con un susseguirsi di interessanti appuntamenti, con interventi tenuti da alcuni degli studiosi più noti e rispettati non solo d’Italia, ma del mondo intero. Il tema che è stato scelto per quest’anno dall’ANUAC si è fin da subito proposto come fortemente intrigante, e soprattutto di stretta attualità: infatti si è parlato del rapporto tra l’uomo e l’ambiente, di come questo sia radicalmente cambiato negli ultimi decenni e di come poi tale interrelazione abbia effetti anche in campo culturale. Il titolo era “Ambienti di vita e ambienti immaginati. Nuove sfide per l'antropologia”, e ribadisce il concetto, ben noto a tutti coloro che si occupano da sempre di questa specifica scienza, di quanto il luogo in cui si vive, e le condizioni che esso presenta, possano influenzare l’evoluzione umana in un senso, piuttosto che in un altro. Questo assunto di base è stato poi sviscerato da diverse prospettive ed angolazioni a partire da giovedì 5 novembre, con la prima della 22 sessioni totali previste, ovvero “Beginnings: nature-culture revisited”, tenuta da Marylin Strathern, docente di Cambridge. A seguire, dall’Università di Aberdeen in Scozia, il professor Tom Ingold ha tenuto la sua lezione “From science to art and back again: the pendulum of an environmental anthropologist”, nella quale si è parlato della stretta interconnessione che esiste tra due discipline all’apparenza molto diverse tra di loro, la scienza e l’arte. Accanto alle sessioni di lavoro ufficiali, si sono svolti anche degli eventi paralleli rivolti ad un pubblico più ampio, non costituito solo da specialisti e studiosi di antropologia, su iniziativa della EVAA (Associazione Antropologica Alto Adige). Attraverso tre diverse forme espressive, la musica, l’arte figurativa e il cinema, si sono raccontati tre diversi modi in cui l’ambiente dimostra il suo potere di influire sulle abitudini umane. Steven Feld ha approfondito il tema del riscaldamento globale attraverso l’acustemologia, la scienza che indaga i suoni della natura; Silvia Lelli, artista oltre che antropologa, ha mostrato le sue opere che raccontano le conseguenze in campo umano dell’incrocio tra mare e terra; infine sono stati proiettati dei documentari presso il Museion Passage. L’intera iniziativa è stata un momento molto importante di riflessione e di incontro, e le organizzatrici, Dorothy Zinn ed Elisabeth Tauber, antropologhe della facoltà di scienze della formazione dell’Unibiz, si sono dette molto contente della scelta della Università altoatesina. Infatti, la tematica ambientale è particolarmente importante proprio per questa regione che, come si diceva, è stata più volte indagata e studiata, ad esempio nell’ambito dell’antropologia alpina. Allo stesso tempo però è diventata di grandissima attualità anche a livello globale, e l’antropologia ambientale oggi si pone problemi, e trova risposte, che possono essere utili non solo alla mera riflessione speculativa, ma alla risoluzione di problemi concreti e tangibili che la popolazione mondiale si trova a dover fronteggiare quotidianamente.