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L’evoluzione umana e il ruolo della Cina

La storia dell’uomo, per quanto in parte sia stata già scritta, resta comunque un grande mistero. Scoprire in che modo ci siamo evoluti, in quanto tempo, e dove, non è affatto facile, perché gli unici elementi sui quali ci si può basare sono i resti umani che sono stati ritrovati in svariati angoli del globo.

Questi resti spesso sono frammentari, di difficile ricostruzione; ma grazie soprattutto allo studio del DNA i paleontologi sono infine riusciti a ricostruire un percorso di massima che dovrebbe condurre dall’Homo erectus, il nostro progenitore vissuto circa due milioni di anni fa, fino all’Homo sapiens, specie a cui apparteniamo noi esseri umani moderni. In base a quanto i ricercatori sono riusciti a stabilire finora le fasi intermedie di questo percorso evolutivo sono rappresentate dall’Homo heidelbergensis, vissuto più o meno 600 mila anni fa, che poi si differenziò, spostandosi fuori dall’Africa, in Homo neandarthalensis e Homo di Denisova. Ciò su cui gli antropologi di tutto il mondo sembrano avere un’assoluta certezza è che la culla della razza umana sia stata l’Africa: qui sono comparsi i primi ominidi, per poi differenziarsi e sparpagliarsi in ogni parte della Terra. Ma, a dire la verità, non proprio tutti sono d’accordo: da qualche anno a questa parte una buona fetta della comunità scientifica cinese ha infatti accusato gli studiosi occidentali di aver deliberatamente tralasciato di studiare con maggiore attenzione i reperti fossili che sono stati trovati nel continente asiatico. Ad onor del vero, infatti, bisogna precisare che tutti i resti umani risalenti a qualche millennio fa rinvenuti in Cina hanno sempre presentato delle anomalie difficilmente riconducibili al panorama sopra descritto. Uno dei reperti in assoluto più famosi e controversi è quello del cosiddetto “Uomo di Pechino”. Nel 1929, alla periferia della città di Pechino, all’interno di grotte oggi diventate un’attrazione turistica, fu rinvenuto un cranio umano praticamente intatto risalente a circa 500 mila anni fa. La particolarità di questo teschio sta nel fatto che esso presenta delle caratteristiche molto più evolute rispetto a quelle che avrebbero dovuto essere tipiche degli ominidi di quel periodo della preistoria. Fu così che alcuni studiosi cinesi iniziarono ad avanzare l’ipotesi che la culla della vita non fosse l’Africa, come si era sempre pensato, ma l’Asia. L’anomalia asiatica è stata in seguito confermata da altri reperti, che dimostrano tutti di essere appartenuti ad individui ad uno stadio evolutivo molto avanzato. Il governo cinese ha così investito grosse cifre per intensificare la ricerca e cercare di capire qualcosa di più circa la reale evoluzione dell’uomo in Oriente. Le spiegazioni possibili potrebbero essere molte e diverse tra di loro. Ad esempio, si potrebbe ipotizzare che alcuni individui siamo emigrati dall’Africa verso l’Asia dando vita ad un ceppo evolutivo indipendente; oppure i progenitori cinesi potrebbero appartenere all’Homo di Denisova, che ha caratteristiche peculiari. Alcuni hanno semplicemente avanzato il sospetto che la Cina voglia rivendicare un ruolo nell’evoluzione umana per motivi puramente politici; ma la verità è che le anomalie ci sono, e che soprattutto non si è mai studiato con abbastanza attenzione il materiale proveniente dal continente asiatico. Pochi ricercatori si sono preoccupati di fare degli scavi in Asia, e ancora di meno sono quelli che hanno avuto accesso ai materiali di studio, difficilmente fruibili. Quale che sia la verità, certo è dunque che il ruolo del vasto continente asiatico nella paleontologia e nell’antropologia umana finora è stato decisamente sottovalutato, e che nei prossimi anni bisognerà cercare di colmare questa lacuna.