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Il cervello di Cartesio

Tra le molte branche che si diramano dalla scienza antropologica c’è anche quella di antropologia medica forense, vale a dire la disciplina che cerca di capire l’evoluzione umana, o certe caratteristiche che possiede la specie, attraverso l’analisi della sue caratteristiche morfologiche interne ed esterne.

Da sempre c’è un organo che più di ogni altro affascina gli antropologi perché cela molti misteri e perché ancora, in buona parte, resta sconosciuto alla nostra comprensione. Si tratta del cervello. Non stupisce dunque sapere che alcuni grandi pensatori, filosofi, scienziati del passato abbiano volontariamente donato il proprio cervello alla scienza dopo la loro morte, in modo tale che potesse essere studiato e che i suoi segreti potessero essere sviscerati. Nel 1889 negli USA l’anatomo Burt Green Wilder creò il dipartimento di anatomia presso la Cornell University e fondò la Cornell Brain Society. Tra le finalità di questa associazione c’era quella di creare una sorta di “database” di cervelli, prelevati a personaggi dotati di una certa levatura culturale, per scoprire in che modo le caratteristiche di una persona, le sue inclinazioni, potevano essere influenzate dalla struttura dell’encefalo. Ad oggi presso la Cornell Brain Society sono custoditi oltre settanta cervelli di derivazione ignota; tra gli altri però c’è anche il cervello del fondatore Wilder e di tale Edward H. Rulloff. Questi era un filologo vissuto nel XIX secolo che fu impiccato per vari crimini, tra i quali l’assassinio di sua moglie e di sua figlia. Nel corso degli anni anche i cervelli di altri personaggi storici sono stati studiati al fine di comprendere cosa si celasse dietro le loro personalità. Il caso più famoso riguarda il cervello del celebre fisico Albert Einstein, che fu analizzato dal patologo Thomas Harvey, sezionato in 240 campioni poi spediti ai principali istituti di ricerca del mondo. Analizzando il cervello di Einstein, che tutti sanno come sia stato uno scienziato decisamente sui generis, si è scoperto che esso presentava delle anomalie nei lobi parietali i quali risultavano più grandi della media di circa il 15%. Nei lobi parietali risiedono, a quanto si sa, le capacità cognitive, matematiche e visive dell’uomo. Alcuni dei campioni del cervello di Einstein sono oggi esposti presso il Mutter Museum di Philadelphia. Un altro caso più recente di cervello “famoso” analizzato riguarda uno dei più grandi pensatori del XVIII secolo, colui che è considerato il padre della filosofia moderna: Renato Cartesio. Di lui però non sono giunti fino ai giorni nostri resti di tessuto celebrale, ma solo frammenti di cranio. Grazie a questi, con la realizzazione di una tomografia computerizzata, presso la Unité de Formation et de Recherche des scientes de la Santé di Parigi è stato possibile creare un modello tridimensionale del cervello di Cartesio, da cui si sono potute fare alcune interessanti osservazioni pubblicate sul Journal of the Neurological Sciences. Ad un’analisi attenta si è notato infatti che il cervello di Cartesio, come peso e forma del tutto nella norma, presenti però un’anomalia nella corteccia frontale, che appare più grande di quanto non dovrebbe essere. La corteccia frontale si occupa di controllare lo sviluppo delle attività cognitive dell’uomo, di regolare l’uso della parola e di coadiuvare la trasformazione del pensiero in azione. In qualche modo, cioè, anche un’analisi patologica del cranio di Cartesio conferma l’assunto che fu alla base di tutto il suo pensiero filosofico, ovvero il “cogito ergo sum”, “penso, dunque sono”.