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Insegnare l’antropologia a scuola

Negli ultimi anni la società occidentale ha subito una pericolosa deriva, che è quella del razzismo. Sono passati poco più di cinquant’anni dall’ultimo sanguinoso conflitto che ha funestato il vecchio Continente, ma purtroppo sembra davvero che il vecchio motto latino non corrisponda a verità, e che “historia magistra vitae” sia un adagio disatteso dai più.

Infatti, rigurgiti di intolleranza ed episodi di mancanza di umana comprensione si moltiplicano giorno dopo giorno, fino a che, pochi mesi dopo aver celebrato l’anniversario dell’abbattimento del muro di Berlino che a lungo divise dolorosamente a metà la capitale tedesca, accade che si debba sentire la notizia dell’innalzamento di un nuovo muro con lo scopo di non far entrare altri immigrati in Inghilterra. Si sente quindi la necessità di correre ai ripari, ma quando si parla di argomenti tanto delicati non ci sono leggi o istituzioni che tengano, specie se le istituzioni sono le prime a dare il cattivo esempio. Quello che si può fare è ripartire dalle basi, dalle fondamenta del vivere civile che vengono inculcate nell’animo di ognuno di noi sui banchi di scuola. Anche il capitolo dell’educazione purtroppo è particolarmente dolente in Italia, ma lo scorso luglio è stata fatta una proposta, a cui è seguita una petizione on line, che suona davvero interessante. Tutti sappiamo quanto sia importante apprendere i rudimenti della grammatica italiana, o a far di conto con la matematica; ma ci sono anche altre scienze la cui utilità a livello pratico può apparire in modo meno immediato, ma che non di meno potrebbero dare un grandissimo aiuto a costruire una società e una coscienza civica differenti. Si tratta dell’antropologia, la scienza per eccellenza che parla dell’uomo e insegna cosa significa essere “umani”. Tutto è partito su Change.org, nota piattaforma sulla quale ogni privato cittadino può proporre la sua idea e promuovere una sottoscrizione affinchè quell’idea diventi realtà, con l’appoggio di molte persone. Giulia Conte, da Cuneo, ha così pensato di lanciare una petizione, indirizzata al MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per rendere obbligatorio l’insegnamento dell’antropologia a scuola. Tra le motivazioni che si possono leggere nel cappello introduttivo che ha scritto alla sua petizione si dice che l’insegnamento dell’antropologia potrebbe essere l’arma più efficace per combattere il razzismo, l’integralismo e ogni radicalismo. Insegnare antropologia, si spiega, significa insegnare a pensare, ad accogliere le differenze; l’antropologia dovrebbe sostituire l’ormai desueta ora di religione, che serve per lo più ad accentuare e sottolineare le differenze in una società come la nostra, sempre più multiculturale. Si ipotizza che lo stesso pontefice, papa Francesco, sarebbe d’accordo con questa idea, vista la sua ormai ben nota ampiezza di vedute. Come si accennava, l’appello di Giulia raccoglie un’istanza ancora antecedente, quella maturata in seno al convegno che si è svolto a Milano tra il 20 e il 23 luglio intitolato “The Teaching of Anthropology in European secondary school", tenutosi all'interno della 14th EASA BIENNIAL CONFERENCE "Anthropological Legacies and Human Futures". Al convegno erano presenti eminenti esponenti dell’ANUAC (Associazione Nazionale Universitaria degli Antropologi) e dell’AISEA (Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche). In questo ambito si è per l’appunto discusso a lungo del’importanza che potrebbe rivestire l’insegnamento dell’antropologia nelle scuole, in modo tale che i ragazzi, futuri adulti e cittadini del domani, possano iniziare a maturare fin dalla più tenera età un diverso concetto di solidarietà civile e accoglienza. Al termine delle discussioni è stato stilato un documento, inoltrato all’EASA (European Association of Social Anthropologists) affinchè venga a sua volta inoltrato alle istituzioni europee. Un piccolo gesto, per ora, che potrebbe davvero cambiare le sorti dell’umanità.