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L’affascinante storia dell’Uomo

Noi uomini contemporanei spesso abbiamo la presunzione di sapere tutto, e di poter attingere praticamente a qualunque informazione grazie alle evolute tecnologie di cui disponiamo. La verità è che non c’è macchina che sia utile se non accompagnata da un accurato e attento lavoro di ricerca, e che non esistono verità assolute ma solo congetture, specie quando si studia il passato, e che tali congetture possono in qualunque momento essere messe in discussione.

Questo è avvenuto di recente a seguito di una ricerca i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista “Plos One”, e l’argomento trattato non risulta essere certo di secondaria importanza. Difatti si parla dell’origine dell’umanità, del momento esatto in cui l’evoluzione cominciò a differenziare le scimmie portando alla nascita del genere umano. Fino ad ora erano state strutturate delle credenze ben precise, che vogliono che l’uomo sia nato in Africa circa 200 mila anni fa, quando sono attestati i primi esemplari di Homo Sapiens, che dovrebbe essere quello da cui discendiamo noi. Ma l’antropologia in questo campo si muove semplicemente a livello di supposizioni ed ipotesi, che possono essere fatte sulle basi dei reperti fossili che sono stati ritrovati nel corso del tempo. Recentemente un team di studiosi provenienti da ogni parte del mondo ha rimesso in discussione tutto quello che si era stabilito fino ad ora, dando nuovi elementi e iniziando a riscrivere questa pagina così importante della nostra storia. A capo del team di ricerca c’erano Madelaine Böhme dell’università di Tübingen e Nikolai Spassov del Bulgarian Academy of Sciences, i quali hanno spiegato come tutto sia nato da un’osservazione più approfondita dei resti fossili di Graecopithecus freybergi, provenienti dall’Europa e più esattamente dalla Grecia e dalla Bulgaria. Si tratta di una mascella inferiore e di un premolare, che per la prima volta sono stati analizzati usando la tomografia computerizzata. Grazie a questa tecnica diagnostica ampiamente utilizzata in campo medico si è potuta ricostruire tutta la struttura circostante ai due singoli elementi ritrovati, giungendo ad una conclusione piuttosto stupefacente. Si è infatti osservato come il Graecopithecus freybergi avesse le radici dei denti premolari fuse tra di loro. Questa è un’anomalia in quanto questa è una caratteristica dell’uomo moderno, mentre gli ominidi in genere avevano due o tre radici. Il punto è che il Graecopithecus freybergi è vissuto qualcosa come sette milioni di anni fa: la scoperta fatta rende necessario inserirlo nella linea evolutiva umana, e a questo punto potrebbe essere lui il primo anello della catena che conduce fino ai giorni nostri. Questo quindi retrodaterebbe la nascita del genere umano a ben sette milioni di anni fa, e ne sposterebbe anche il luogo: non più l’Africa, ma l’Europa. Questa tesi potrebbe essere avvalorata da altre scoperte che sono state fatte a livello di clima e cambiamenti morfologici del suolo terrestre. Sette milioni di anni fa era l’epoca messiniana, che corrisponde al momento in cui il mar Mediterraneo cominciava ad evaporare generando la formazione del deserto del Sahara in Africa, mentre in Europa si andava formando la savana. È dunque possibile che questi grandi mutamenti possano aver indotto la separazione tra la specie delle scimmie e quella nuova della razza umana. Si tratta di ipotesi ancora tutte da verificare, ma che stanno mobilitando tutta la comunità scientifica poiché potrebbero portare alla riscrittura di tutti i libri di antropologia.